Il „sì, sì; no, no” o la gradualità della legge – commento teologico

Dariusz Kowalczyk SJ,
Decano della facoltà di teologia, Pontificia Università Gregoriana

Commento teologico all’intervento nel Sinodo di Mons. Stanisław Gądecki, Presidente della Conferenza Episcopale Polacca

Il concetto di „gradualità della legge” ricorrente in alcuni dibattiti sulla morale, e sull’etica del matrimonio, non è del tutto nuovo. Già nel 1980 venne affrontato da Giovanni Paolo II con il richiamo a non confondere la naturale gradualità del cammino umano con la gradualità della legge „come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse” (Omelia a conclusione della V Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, 25.10.1980).

La „gradualità della legge” è una proposta della morale a tappe, adattata agli atteggiamenti e alle opinioni degli uomini hic et nunc. I suoi assertori l’adottano soprattutto nei confronti della sessualità ma molto meno in riferimento alla sfera definita dal settimo Comandamento („Non rubare”). Le relazioni sessuali sarebbero così una relativizzata „forma di comunicazione” e, in quanto tale, non dovrebbero essere valutate alla luce delle immutate leggi della natura umana cui esistenza stessa viene, per altro, negata.

La „gradualità della legge” riferita al matrimonio permette di giustificare posizioni secondo le quali esistono vari tipi di unione: eterosessuale, omosessuale, poligama, monogama, e in ciascuna di esse sarebbe possibile vivere in pace con Dio rivelato in Gesù Cristo, nonostante l’ideale sia sempre il matrimonio monogamo tra uomo e donna, duraturo e aperto alla vita. Tale ragionamento viene spesso accompagnato da parole sulla misericordia, in contrapposizione ai comandamenti.

A volte si cerca di puntellare il concetto di „gradualità delle leggi” con delle citazioni tratte dai Vangeli come, per esempio, le parole di Gesù: „Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!” (Lc11,46). La „gradualità della legge” però non è compatibile con l’insieme dei Vangeli e con la Tradizione della Chiesa. L’atteggiamento ipocritamente rigorista è ben diverso dal chiamare le cose con il loro nome, e quindi dal definire peccato come peccato.

La legge naturale delle creature e quella che scaturisce dalla rivelazione divina non è graduale, e il senso del cammino dell’uomo non sta nel passaggio da un’incarnazione all’altra, ma nell’effettuare delle scelte responsabili al cospetto di Dio e degli uomini. La misericordia rivelataci da Cristo non è un „graduale” annacquare della volontà di Dio ma la sua proclamazione „in ogni occasione opportuna e non opportuna” come buona per ogni uomo, anche al costo della propria vita.